PENSIERO EDUCATIVO

 

 

4ª settimana Maggio 2003

Media e amore 

I mezzi della comunicazione sociale sono “attori chiave” nel mondo di oggi ed hanno un enorme ruolo da svolgere nella costruzione di questa fiducia. Il loro potere è tale che in poco tempo possono provocare una reazione pubblica positiva o negativa agli eventi, in base ai loro intenti. Le persone di buon senso si rendono conto che questo enorme potere richiede i più alti livelli di impegno per la verità ed il bene. In questo contesto gli uomini e le donne dei media sono tenuti a contribuire alla pace in ogni parte del mondo, abbattendo le barriere della diffidenza, prendendo in considerazione il punto di vista degli altri e sforzandosi sempre di incoraggiare le persone e le nazioni alla comprensione reciproca e al rispetto – e ben oltre alla comprensione e al rispetto – alla riconciliazione e alla misericordia! “Là dove l’odio e la sete di vendetta dominano, dove la guerra procura la sofferenza e la morte degli innocenti, la grazia della misericordia è indispensabile per placare le menti e i cuori degli uomini e costruire la pace” (Omelia al Santuario della Divina Misericordia a Krakow-Lagiewniki, 17 agosto 2002, N. 5).

Da “Messaggio di Giovanni Paolo II per la 37ª Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali” (1 Giugno 2002)

3ª settimana Maggio 2003

I media e la libertà

La libertà è una condizione preliminare della vera pace, oltre che uno dei suoi frutti più preziosi. I media servono la libertà, servendo la verità: essi ostacolano la libertà quando si allontanano da quello che è vero, diffondendo falsità o creando un clima di insana reazione emotiva di fronte agli eventi. Solo quando le persone hanno libero accesso ad una informazione verace e sufficiente, possono perseguire il bene comune e considerare le pubbliche autorità come responsabili di esso.

Se i media sono al servizio della libertà, essi stessi devono essere liberi e devono utilizzare questa libertà in modo corretto. Il loro “status” privilegiato obbliga i media a porsi al di sopra delle questioni puramente economiche e a mettersi al servizio dei veri bisogni e del vero benessere della società. Sebbene una certa regolamentazione pubblica dei media, nell’interesse del bene comune, sia appropriata, il controllo governativo non lo è. I cronisti ed i giornalisti, in particolare, hanno il grave dovere di seguire le indicazioni della loro coscienza morale e di resistere alle pressioni che li sollecitano ad “adattare” la verità, al fine di soddisfare le pretese dei ricchi e del potere politico.

Concretamente, occorre non solo trovare il modo per garantire ai settori più deboli della società l’accesso alle informazioni di cui hanno bisogno, ma anche assicurare che essi non vengano esclusi da un ruolo effettivo e responsabile, nel decidere i contenuti dei media e determinare le strutture e le linee di condotta delle comunicazioni sociali.

Da “Messaggio di Giovanni Paolo II per la 37ª Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali” (1 Giugno 2002)

2ª settimana Maggio 2003

I media e la giustizia

Se è vero che i media appartengono spesso a gruppi con propri interessi, privati e pubblici, proprio la natura del loro impatto sulla vita esige che essi non favoriscano la divisione tra i gruppi – per esempio, in nome della lotta di classe, del nazionalismo esasperato, della supremazia razziale, della pulizia etnica, e così di seguito. Mettere l’uno contro l’altro in nome della religione è un errore particolarmente grave contro la verità e la giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla sfera più profonda della dignità e della libertà della persona umana.

Riportando fedelmente gli eventi, presentando correttamente i casi ed esponendo in modo imparziale i diversi punti di vista, i media adempiono al preciso dovere di promuovere la giustizia e la solidarietà nelle relazioni, a tutti i livelli della società. Questo non significa disinteressarsi dei torti e delle divisioni, ma scoprirne le radici, perché possano essere comprese e sanate.

Da “Messaggio di Giovanni Paolo II per la 37ª Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali” (1 Giugno 2002)

1ª settimana Maggio 2003

I media e la verità

L’esigenza morale fondamentale di ogni comunicazione è il rispetto per la verità ed il servizio ad essa. La libertà di cercare e di riferire quello che è vero, è essenziale per la comunicazione umana, non solo in relazione ai fatti ed alla informazione, ma anche, e soprattutto, per quanto concerne la natura e il destino della persona umana, per quanto concerne la società ed il bene comune, per quanto concerne il nostro rapporto con Dio. I mass media hanno una responsabilità ineluttabile in tal senso, poiché essi costituiscono il moderno areopago nel quale le idee vengono condivise e le persone possono maturare nella comprensione reciproca e nella solidarietà. Infatti, i media spesso rendono un servizio coraggioso alla verità; ma talvolta funzionano come agenti di propaganda e disinformazione, al servizio di interessi ristretti, di pregiudizi nazionali, etnici, razziali e religiosi, di avidità materiale e di false ideologie di vario tipo. È inevitabile che le pressioni esercitate in questo senso portino i media a sbagliare; occorre dunque che tali errori vengano contrastati dagli uomini e dalle donne che operano nei media, ma anche dalla Chiesa e dagli altri gruppi responsabili.

Da “Messaggio di Giovanni Paolo II per la 37ª Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali” (1 Giugno 2002)

4ª settimana Aprile 2003

La verità sulla famiglia

Coniugi cristiani, siate "buona notizia per il terzo millennio" testimoniando con convinzione e coerenza la verità sulla famiglia.

La famiglia fondata sul matrimonio è patrimonio dell'umanità, è un bene grande e sommamente apprezzabile, necessario per la vita, lo sviluppo e il futuro dei popoli. Essa, secondo il piano della creazione stabilito fin dal principio (cfr Mt 19,4.8), è l’ambito nel quale la persona umana, fatta ad immagine e somiglianza di Dio (cfr Gen 1,26), è concepita, nasce, cresce e si sviluppa. La famiglia, quale formatrice per eccellenza di persone (cfr Familiaris consortio, 19-27), è indispensabile per una vera "ecologia umana" (Centesimus annus, 39).

Vi ringrazio delle testimonianze che avete presentato questa sera e che ho seguito con attenzione. Esse richiamano alla mia mente anche l’esperienza acquisita come sacerdote, Arcivescovo a Cracovia e lungo questi quasi 25 anni di Pontificato: come ho affermato altre volte, l’avvenire dell’umanità passa attraverso la famiglia (cfr Familiaris consortio, 86).

Raccomando a voi, care famiglie cristiane, di testimoniare con la vita di ogni giorno che, pur tra tante difficoltà ed ostacoli, è possibile vivere in pienezza il matrimonio come esperienza colma di senso e come "buona notizia" per gli uomini e le donne del nostro tempo. Siate protagonisti nella Chiesa e nel mondo: è una necessità che sgorga dallo stesso matrimonio che avete celebrato, dal vostro essere chiesa domestica, dalla missione coniugale che vi caratterizza quali cellule originarie della società (cfr Apostolicam actuositatem, 11).

Per essere "buona notizia per il terzo millennio", cari sposi cristiani, non dimenticate che la preghiera in famiglia è garanzia di unità in uno stile di vita coerente con la volontà di Dio.

Proclamando recentemente l’Anno del Rosario, ho raccomandato questa devozione mariana come preghiera della famiglia e per la famiglia: recitando il Rosario, infatti, "si pone Gesù al centro, si condividono con lui gioie e dolori, si mettono nelle sue mani bisogni e progetti, si attingono da lui la speranza e la forza per il cammino" (Rosarium Virginis Mariæ, 41).

(Dal Discorso di Giovanni Paolo II, in occasione del IV Incontro Mondiale della Famiglie, Manila, 22-26 gennaio 2003)

3ª settimana Aprile 2003

La Famiglia cristiana, buona notizia per il terzo millennio

Carissime famiglie cristiane: annunciate con gioia al mondo intero il tesoro meraviglioso di cui, come chiese domestiche, siete portatrici! Coniugi cristiani, nella vostra comunione di vita e di amore, nel vostro dono reciproco e nell'accoglienza generosa dei figli, siate in Cristo luce del mondo! Il Signore vi chiede di divenire ogni giorno come la lampada che non rimane nascosta, bensì è posta "sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa" (Mt 5,15).

Siate innanzitutto "buona notizia per il terzo millennio" vivendo con impegno la vostra vocazione. Il matrimonio che avete celebrato un giorno più o meno lontano è il vostro modo specifico di essere discepoli di Gesù, di contribuire all'edificazione del Regno di Dio, di camminare verso la santità a cui ogni cristiano è chiamato. I coniugi cristiani, come afferma il Concilio Vaticano II, compiendo il loro dovere coniugale e familiare, "tendono a raggiungere sempre più la propria perfezione e la mutua santificazione" (Gaudium et spes, 48).

Accogliete pienamente, senza riserve, l'amore che nel sacramento del matrimonio Iddio vi dona per primo e con il quale vi rende capaci di amare (cfr 1 Gv 4,19). Rimanete sempre ancorati a questa certezza, la sola che può dare senso, forza e gioia alla vostra vita: l'amore di Cristo non si allontanerà mai da voi, non verrà mai meno la sua alleanza di pace con voi (cfr Is 54,10). I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili (cfr Rm 11,29). Egli ha impresso il vostro nome sulle palme delle sue mani (cfr Is 49,16).

La grazia che avete ricevuto nel matrimonio e che permane nel tempo proviene dal cuore trafitto del Redentore, che sull'altare della Croce si è immolato per la Chiesa, sua sposa, andando incontro alla morte per la salvezza di tutti.

Questa grazia, perciò, porta con sé la peculiarità della sua origine: è la grazia dell'amore che si offre, dell'amore che si dona e perdona; dell'amore altruista, che dimentica il proprio dolore; dell'amore fedele fino alla morte; dell'amore fecondo di vita. E' la grazia dell'amore benevolo, che tutto crede, tutto sopporta, tutto spera, tutto tollera, che non ha fine e senza il quale tutto il resto non è niente (cfr 1 Cor 13,7-8).

Certo, questo non è sempre facile, e nella vita quotidiana non mancano le insidie, le tensioni, la sofferenza e anche la stanchezza. Ma nel vostro cammino non siete soli. Con voi è sempre presente ed operante Gesù, come lo fu a Cana di Galilea, in un momento di difficoltà per quegli sposi novelli. Infatti, ricorda ancora il Concilio, il Salvatore viene incontro ai coniugi cristiani e rimane con loro perché, come Egli stesso ha amato la Chiesa e si è dato per lei, così anch'essi possano amarsi l'un l'altro fedelmente, per sempre, con mutua dedizione (cfr Gaudium et spes, 48).

(Dal Discorso di Giovanni Paolo II, in occasione del IV Incontro Mondiale della Famiglie, Manila, 22-26 gennaio 2003)

2ª settimana Aprile 2003

Il nuovo secolo da poco iniziato porta con sé un crescente bisogno di concordia, di solidarietà e di pace tra le Nazioni: è questa infatti l'esigenza ineludibile di un mondo sempre più interdipendente e tenuto insieme da una rete globale di scambi e di comunicazioni, in cui tuttavia spaventose disuguaglianze continuano a sussistere. Purtroppo le speranze di pace sono brutalmente contraddette dall'inasprirsi di cronici conflitti, a cominciare da quello che insanguina la Terra Santa. A ciò s'aggiunge il terrorismo internazionale con la nuova e terribile dimensione che ha assunto, chiamando in causa in maniera totalmente distorta anche le grandi religioni. Proprio in una tale situazione le religioni sono invece stimolate a far emergere tutto il loro potenziale di pace, orientando e quasi "convertendo" verso la reciproca comprensione le culture e le civiltà che da esse traggono ispirazione.

Per questa grande impresa, dai cui esiti dipenderanno nei prossimi decenni le sorti del genere umano, il cristianesimo ha un'attitudine e una responsabilità del tutto peculiari: annunciando il Dio dell'amore, esso si propone come la religione del reciproco rispetto, del perdono e della riconciliazione. L'Italia e le altre Nazioni che hanno la loro matrice storica nella fede cristiana sono quasi intrinsecamente preparate ad aprire all'umanità nuovi cammini di pace, non ignorando la pericolosità delle minacce attuali, ma nemmeno lasciandosi imprigionare da una logica di scontro che sarebbe senza soluzioni.

Illustri Rappresentanti del Popolo italiano, dal mio cuore sgorga spontanea una preghiera: da questa antichissima e gloriosa Città - da questa "Roma onde Cristo è Romano", secondo la ben nota definizione di Dante (Purg. 32, 102) -chiedo al Redentore dell'uomo di far sì che l'amata Nazione italiana possa continuare, nel presente e nel futuro, a vivere secondo la sua luminosa tradizione, sapendo ricavare da essa nuovi e abbondanti frutti di civiltà, per il progresso materiale e spirituale del mondo intero.

Dio benedica l'Italia!

(Giovanni Paolo II, Dal Discorso in occasione della visita al Parlamento Italiano (Giovedì, 14 novembre 2002)

1ª settimana Aprile 2003

Un'Italia fiduciosa di sé e internamente coesa costituisce una grande ricchezza per le altre Nazioni d'Europa e del mondo. Desidero condividere con voi questa convinzione nel momento in cui si stanno definendo i profili istituzionali dell'Unione Europea e sembra ormai alle porte il suo allargamento a molti Paesi dell'Europa centro-orientale, quasi a suggellare il superamento di una innaturale divisione. Coltivo la fiducia che, anche per merito dell'Italia, alle nuove fondamenta della "casa comune" europea non manchi il "cemento" di quella straordinaria eredità religiosa, culturale e civile che ha reso grande l'Europa nei secoli.

E' quindi necessario stare in guardia da una visione del Continente che ne consideri soltanto gli aspetti economici e politici o che indulga in modo acritico a modelli di vita ispirati ad un consumismo indifferente ai valori dello spirito. Se si vuole dare durevole stabilità alla nuova unità europea, è necessario impegnarsi perché essa poggi su quei fondamenti etici che ne furono un tempo alla base, facendo al tempo stesso spazio alla ricchezza e alla diversità delle culture e delle tradizioni che caratterizzano le singole nazioni. Vorrei anche in questo nobile Consesso rinnovare l'appello che in questi anni ho rivolto ai vari Popoli del Continente: "Europa, all'inizio di un nuovo millennio, apri ancora le tue porte a Cristo!".

Giovanni Paolo II, Dal Discorso in occasione della visita al Parlamento Italiano (Giovedì, 14 novembre 2002)

4ª settimana Marzo 2003

Il carattere realmente umanistico di un corpo sociale si manifesta particolarmente nell'attenzione che esso riesce ad esprimere verso le sue membra più deboli. Guardando al cammino percorso dall'Italia in questi quasi sessant'anni dalle rovine della seconda guerra mondiale, non si possono non ammirare gli ingenti progressi compiuti verso una società nella quale siano assicurate a tutti accettabili condizioni di vita. Ma è altrettanto inevitabile riconoscere la tuttora grave crisi dell'occupazione soprattutto giovanile e le molte povertà, miserie ed emarginazioni, antiche e nuove, che affliggono numerose persone e famiglie italiane o immigrate in questo Paese. E' grande, quindi, il bisogno di una solidarietà spontanea e capillare, alla quale la Chiesa è con ogni impegno protesa a dare di cuore il proprio contributo.

Tale solidarietà, tuttavia, non può non contare soprattutto sulla costante sollecitudine delle pubbliche Istituzioni. In questa prospettiva, e senza compromettere la necessaria tutela della sicurezza dei cittadini, merita attenzione la situazione delle carceri, nelle quali i detenuti vivono spesso in condizioni di penoso sovraffollamento. Un segno di clemenza verso di loro mediante una riduzione della pena costituirebbe una chiara manifestazione di sensibilità, che non mancherebbe di stimolarne l'impegno di personale ricupero in vista di un positivo reinserimento nella società.

(Giovanni Paolo II, Dal Discorso in occasione della visita al Parlamento Italiano (Giovedì, 14 novembre 2002)

3ª settimana Marzo 2003

In un tempo di cambiamenti spesso radicali, nel quale sembrano diventare irrilevanti le esperienze del passato, aumenta la necessità di una solida formazione della persona. Anche questo, illustri Rappresentanti del popolo italiano, è un campo nel quale è richiesta la più ampia collaborazione, affinché le responsabilità primarie dei genitori trovino adeguati sostegni. La formazione intellettuale e l'educazione morale dei giovani rimangono le due vie fondamentali attraverso le quali, negli anni decisivi della crescita, ciascuno può mettere alla prova se stesso, allargare gli orizzonti della mente e prepararsi ad affrontare la realtà della vita.

L'uomo vive di un'esistenza autenticamente umana grazie alla cultura. E' mediante la cultura che l'uomo diventa più uomo, accede più intensamente all'"essere" che gli è proprio. E' chiaro, peraltro, all'occhio del saggio che l'uomo conta come uomo per ciò che è più che per ciò che ha. Il valore umano della persona è in diretta ed essenziale relazione con l'essere, non con l'avere. Proprio per questo una Nazione sollecita del proprio futuro favorisce lo sviluppo della scuola in un sano clima di libertà, e non lesina gli sforzi per migliorarne la qualità, in stretta connessione con le famiglie e con tutte le componenti sociali, così come del resto avviene nella maggior parte dei Paesi europei.

Non meno importante, per la formazione della persona, è poi il clima morale che predomina nei rapporti sociali e che attualmente trova una massiccia e condizionante espressione nei mezzi di comunicazione: è questa una sfida che chiama in causa ogni persona e famiglia, ma che interpella a titolo peculiare chi ha maggiori responsabilità politiche e istituzionali. La Chiesa, per parte sua, non si stancherà di svolgere, anche in questo campo, quella missione educativa che appartiene alla sua stessa natura.

(Giovanni Paolo II, Dal Discorso in occasione della visita al Parlamento Italiano (Giovedì, 14 novembre 2002)

2ª settimana Marzo 2003

Non posso sottacere, in una così solenne circostanza, un'altra grave minaccia che pesa sul futuro di questo Paese, condizionando già oggi la sua vita e le sue possibilità di sviluppo. Mi riferisco alla crisi delle nascite, al declino demografico e all'invecchiamento della popolazione. La cruda evidenza delle cifre costringe a prendere atto dei problemi umani, sociali ed economici che questa crisi inevitabilmente porrà all'Italia nei prossimi decenni, ma soprattutto stimola - anzi, oso dire, obbliga - i cittadini ad un impegno responsabile e convergente, per favorire una netta inversione di tendenza.

L'azione pastorale a favore della famiglia e dell'accoglienza della vita, e più in generale di un'esistenza aperta alla logica del dono di sé, sono il contributo che la Chiesa offre alla costruzione di una mentalità e di una cultura all'interno delle quali questa inversione di tendenza diventi possibile. Ma sono grandi anche gli spazi per un'iniziativa politica che, mantenendo fermo il riconoscimento dei diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, secondo il dettato della stessa Costituzione della Repubblica Italiana (cfr art. 29), renda socialmente ed economicamente meno onerose la generazione e l'educazione dei figli.

(Giovanni Paolo II, Dal Discorso in occasione della visita al Parlamento Italiano (Giovedì, 14 novembre 2002)

1ª settimana Marzo 2003

Decisiva è, in questa prospettiva, la presenza nell'animo di ciascuno di una viva sensibilità per il bene comune. L'insegnamento del Concilio Vaticano II in materia è molto chiaro: "La comunità politica esiste (...) in funzione di quel bene comune nel quale essa trova significato e piena giustificazione e dal quale ricava il suo ordinamento giuridico, originario e proprio" (Gaudium et spes, 74).

Le sfide che stanno davanti ad uno Stato democratico esigono da tutti gli uomini e le donne di buona volontà, indipendentemente dall'opzione politica di ciascuno, una cooperazione solidale e generosa all'edificazione del bene comune della Nazione. Tale cooperazione, peraltro, non può prescindere dal riferimento ai fondamentali valori etici iscritti nella natura stessa dell'essere umano. Al riguardo, nella Lettera enciclica Veritatis splendor mettevo in guardia dal "rischio dell'alleanza fra democrazia e relativismo etico, che toglie alla convivenza civile ogni sicuro punto di riferimento morale e la priva, più radicalmente, del riconoscimento della verità" (n. 101). Infatti, se non esiste nessuna verità ultima che guidi e orienti l'azione politica, annotavo in un'altra Lettera enciclica, la Centesimus annus, "le idee e le convinzioni possono essere facilmente strumentalizzate per fini di potere. Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia" (n. 46).

(Giovanni Paolo II, Dal Discorso in occasione della visita al Parlamento Italiano (Giovedì, 14 novembre 2002)

4ª settimana Febbraio 2003

Seguendo con attenzione amica il cammino di questa grande Nazione, sono indotto inoltre a ritenere che, per meglio esprimere le sue doti caratteristiche, essa abbia bisogno di incrementare la sua solidarietà e coesione interna. Per le ricchezze della sua lunga storia, come per la molteplicità e vivacità delle presenze e iniziative sociali, culturali ed economiche che variamente configurano le sue genti e il suo territorio, la realtà dell'Italia è certamente assai complessa e sarebbe impoverita e mortificata da forzate uniformità.

La via che consente di mantenere e valorizzare le differenze, senza che queste diventino motivi di contrapposizione ed ostacoli al comune progresso, è quella di una sincera e leale solidarietà. Essa ha profonde radici nell'animo e nei costumi del popolo italiano e attualmente si esprime, tra l'altro, in numerose e benemerite forme di volontariato. Ma di essa si avverte il bisogno anche nei rapporti tra le molteplici componenti sociali della popolazione e le diverse aree geografiche in cui essa è distribuita.

Voi stessi, come responsabili politici e rappresentanti delle Istituzioni, potete dare su questo terreno un esempio particolarmente importante ed efficace, tanto più significativo quanto più la dialettica dei rapporti politici spinge invece ad evidenziare i contrasti. La vostra attività, infatti, si qualifica in tutta la sua nobiltà nella misura in cui si rivela mossa da un autentico spirito di servizio ai cittadini. (Giovanni Paolo II, Dal Discorso in occasione della visita al Parlamento Italiano (Giovedì, 14 novembre 2002)

3ª settimana Febbraio 2003

Tentando di gettare uno sguardo sintetico sulla storia dei secoli trascorsi, potremmo dire che l'identità sociale e culturale dell'Italia e la missione di civiltà che essa ha adempiuto ed adempie in Europa e nel mondo ben difficilmente si potrebbero comprendere al di fuori di quella linfa vitale che è costituita dal cristianesimo.

Mi sia pertanto consentito di invitare rispettosamente voi, eletti Rappresentanti di questa Nazione, e con voi tutto il popolo italiano, a nutrire una convinta e meditata fiducia nel patrimonio di virtù e di valori trasmesso dagli avi. E' sulla base di una simile fiducia che si possono affrontare con lucidità i problemi, pur complessi e difficili, del momento presente, e spingere anzi audacemente lo sguardo verso il futuro, interrogandosi sul contributo che l'Italia può dare agli sviluppi della civiltà umana.

Alla luce della straordinaria esperienza giuridica maturata nel corso dei secoli a partire dalla Roma pagana, come non sentire l'impegno, ad esempio, di continuare ad offrire al mondo il fondamentale messaggio secondo cui, al centro di ogni giusto ordine civile, deve esservi il rispetto per l'uomo, per la sua dignità e per i suoi inalienabili diritti? A ragione già l'antico adagio sentenziava: Hominum causa omne ius constitutum est. E' implicita, in tale affermazione, la convinzione che esista una "verità sull'uomo", che si impone al di là delle barriere di lingue e culture diverse.

In questa prospettiva, parlando davanti all'Assemblea delle Nazioni Unite nel 50°anniversario di fondazione, ho ricordato che vi sono diritti umani universali, radicati nella natura della persona, nei quali si rispecchiano le esigenze oggettive di una legge morale universale. Ed aggiungevo: "Ben lungi dall'essere affermazioni astratte, questi diritti ci dicono anzi qualcosa di importante riguardo alla vita concreta di ogni uomo e di ogni gruppo sociale. Ci ricordano che non viviamo in un mondo irrazionale o privo di senso, ma che, al contrario, vi è una logica morale che illumina l'esistenza umana e rende possibile il dialogo tra gli uomini e tra i popoli"

(Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. XVIII/2, 1995, p. 732).

(Giovanni Paolo II, Dal Discorso in occasione della visita al Parlamento Italiano (Giovedì, 14 novembre 2002)

2ª settimana Febbraio 2003

Davvero profondo è il legame esistente fra la Santa Sede e l'Italia! Ben sappiamo che esso è passato attraverso fasi e vicende tra loro assai diverse, non sfuggendo alle vicissitudini e alle contraddizioni della storia. Ma dobbiamo al tempo stesso riconoscere che, proprio nel susseguirsi a volte tumultuoso degli eventi, esso ha suscitato impulsi altamente positivi sia per la Chiesa di Roma, e quindi per la Chiesa Cattolica, sia per la diletta Nazione italiana.

A quest'opera di avvicinamento e di collaborazione, nel rispetto della reciproca indipendenza e autonomia, hanno molto contribuito i grandi Papi che l'Italia ha dato alla Chiesa ed al mondo nel secolo scorso: basti pensare a Pio XI, il Papa della Conciliazione, ed a Pio XII, il Papa della salvezza di Roma, e, più vicini a noi, ai Papi Giovanni XXIII e Paolo VI, dei quali io stesso, come Giovanni Paolo I, ho voluto assumere il nome. (Giovanni Paolo II, Dal Discorso in occasione della visita al Parlamento Italiano (Giovedì, 14 novembre 2002)

1ª settimana Febbraio 2003

Ciò che la Scuola Cattolica è chiamata a compiere è la sintesi intelligente tra studio e vita, tra ricerca della verità e sua esperienza esistenziale. Nessuna disciplina esula da questa competenza e da questa capacità. E' in questo senso che recuperiamo il tema dell'unità del sapere a cui lo stesso Giovanni Paolo II ci ha richiamato quando scriveva: "Una grande sfida ci aspetta al termine di questo millennio è quella di saper compiere il passaggio tanto necessario quanto urgente, dal fenomeno al fondamento. Non è possibile fermarsi alla sola esperienza… è necessario che la riflessione speculativa raggiunga la sostanza spirituale e il fondamento che la sorregge"

(Mons. Rino Fisichella, Prolusione al CCXXX anno accademico della Pontificia Università Lateranense).

4ª settimana Gennaio 2003

"Non si ha vita senza scienza, né scienza sicura senza vita vera. Chi crede di sapere qualche cosa, senza la vera scienza testimoniata dalla vita, non sa"

(Lettera a Diogneto).

3ª settimana Gennaio 2003

"L'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri o se ascolta i maestri lo fa perché sono testimoni"

(Paolo VI)

2ª settimana Gennaio 2003

Comprendiamo che è giunto il momento di esplicitare la necessità e l'urgenza per la costruzione di una nuova antropologia. Questa, da una parte, deve essere capace di fare tesoro delle grandi e positive conquiste che hanno segnato fino ad oggi la nostra storia; dall'altra, deve essere in grado di salvaguardare la dimensione del mistero personale. L'uomo ha bisogno di sentire se stesso ancora chiamato a svolgere una missione che lo coinvolga responsabilmente nell'attiva e libera costruzione della sua vita e del mondo in cui è inserito. Per questo è importante che riscopra la dimensione vocazionale della sua esistenza come di un incontro con Dio che gli si avvicina e gli parla nella persona di Gesù Cristo, l' "uomo nuovo" come attesta Gaudium et spes (1) . Il mistero dell'uomo nel mistero di Cristo, unica condizione per risolvere l'enigmaticità dell'esistenza e dare ad essa senso compiuto.

La possibile nostalgia per altri tempi potrebbe facilmente infiltrarsi come una tentazione per distogliere lo sguardo dal presente. La visione di fede che ci contraddistingue, invece, impone di assumere a pieno titolo il momento che viviamo, sapendo che in ogni caso il corso degli eventi porta con sé un'azione salvifica e che "tutto concorre per il bene di quanti amano Dio" (2). In altre parole, a noi è stato concesso di vivere questo momento con le aspettative che vi sono insite e con le contraddizioni che lo contraddistinguono. E' il nostro momento di corrispondere all'azione della grazia, favorendo lo sviluppo dinamico del Regno di Dio che opera nel dramma degli eventi storici (Mons. Rino Fisichella, Prolusione al CCXXX anno accademico della Pontificia Università Lateranense).

(1) Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione conciliare Gaudium et spes, n. 22.

(2) Rm 8,28.

1ª settimana Gennaio 2003

Nelle sue riflessioni raccolte nel volume The Idea of a University del 1852, J. H. Newman scrive: "Quando la Chiesa fonda un'università, essa non coltiva il talento, il genio o il sapere per loro stessi, ma nell'interesse dei propri figli, dei loro vantaggi spirituali, della loro influenza ed utilità allo scopo di educarli a meglio assolvere il loro ruolo nella vita e di farne dei membri della società più intelligenti, capaci ed attivi… Quando l'intelletto (infatti) è stato opportunamente esercitato a formarsi una visione unitaria delle cose, esso esplicherà i propri poteri con efficacia maggiore o minore a seconda della particolare natura e delle capacità dell'individuo. Nella maggioranza dei casi esso si fa sentire nel buon senso, sobrietà di pensiero, ragionevolezza, sincerità, autocontrollo e fermezza di convinzione… E' oggetto di profonda sollecitudine della gerarchia cattolica che il suo popolo sia educato ad una sapienza al sicuro dagli eccessi e dalle stravaganze dei singoli, impersonata da istituzioni che abbiano resistito alla prova del tempo, e impartita da uomini che non abbiano alcun bisogno dell'anonimato, sostenuti come sono dall'accordo tra di loro e con i loro predecessori"

(Mons. Rino Fisichella, Prolusione al CCXXX anno accademico della Pontificia Università Lateranense).

4ª settimana Dicembre 2002

Capita talora di raccogliere nei genitori una specie di paura, di apprensione al sospetto che un figlio possa orientarsi al ministero sacerdotale o alla vita religiosa.

La vita del prete, di oggi e di domani, come quella di ieri, è una vita cristiana: perciò chi vuol essere un bravo prete porterà la sua croce ogni giorno, come fate voi, in una dedizione che non sarà sempre gratificata da riconoscenza e da risultati, in un esercizio di responsabilità che incontrerà anche la critica e l’incomprensione, in un assedio di impegni e di pretese che sarà talora logorante.

Tuttavia non si considera abbastanza  ciò che rende bella la vita di un prete, bella e lieta in un modo unico.

Il prete infatti vive soprattutto di relazioni: dedica il suo tempo alle persone. Non si cura di cose, di carte, di soldi, se non secondariamente. Passa il suo tempo a incontrare gente: i bambini e gli anziani, i giovani e gli adulti, i malati e i sani, quelli che gli vogliono bene e lo aiutano e quelli che lo criticano, lo deridono, e pretendono. È una esperienza umana straordinaria. E incontra le persone non per vendere loro qualche cosa, non per trarne qualche vantaggio, non per curiosità, non come si incontra un cliente, ma per prendersi cura della loro vita, della loro vocazione alla gioia, del loro essere figli di Dio. Al prete le persone spesso aprono il loro cuore per una confidenza che non ha eguali nei rapporti umani e in questa confidenza viene seminata la Parola che dice la verità, che apre alla speranza eterna, che guarisce con il perdono.

Il prete vive una libertà straordinaria: ha consegnato se stesso alla Chiesa e perciò se è coerente con la sua vocazione, non ha apprensioni per il suo futuro, non si attacca alle cose, non si assilla per arricchire. Ha consegnato se stesso per un’obbedienza al Vescovo e proprio nell’esercitare questa obbedienza vive una grande libertà, dispone del suo tempo per servire, dispone delle sue qualità particolari per giovare alla sua comunità.

Il prete celebra per sé e per la gente i misteri della salvezza: opera delle sue mani non sono prodotti precari, fortune esposte all’incerta sorte delle cose umane. Celebrando i santi misteri offre alla gente la grazia d’entrare nella vita eterna, la comunione con Gesù. Per quanto la sua parola possa essere disattesa, per quanto possa risultare ridotto il numero di coloro che ricercano il dono offerto, il prete vive la certezza che il Regno di Dio viene proprio così, come il seme che muore per produrre molto frutto. Il prete alla fine della sua vita, volgendosi indietro, potrà provare pentimento delle sue miserie e rattristarsi della sua inadeguatezza alla missione ricevuta, ma non gli mancherà l’incomparabile consolazione di aver offerto agli uomini il pane della vita eterna e l’abbraccio del perdono di Dio.

Un papà e una mamma possono comprendere, al di là dei luoghi comuni e delle reazioni emotive, quale grande grazia sia il dono del sacerdozio e possano perciò rallegrarsi se un loro figlio sente l’attrattiva per questa strada: vi assicuro che non gli mancherà la gioia, se sarà un bravo prete.

(Card. Carlo Maria Martini)

3ª settimana Dicembre 2002

Quando i genitori hanno portato il figlio in Chiesa per chiedere il Battesimo hanno dichiarato la loro fede nel Padre che sta nei cieli e la loro decisione che il figlio crescesse nella comunità cristiana.

Mi sembra che una conseguenza coerente della scelta di chiedere il battesimo per i propri figli sia un’opera educativa che si preoccupi di inserire in una comunità, di promuovere la partecipazione, di insinuare nei ragazzi e nei giovani un senso di appartenenza alla comunità cristiana in cui si educa alla fede, alla preghiera, alla domanda sul futuro. Una famiglia che si isola, che difende la propria tranquillità sottraendosi agli appuntamenti comunitari risulta alla fine più fragile e apre la porta a quel nomadismo dei giovani che vanno qua e là assaggiando molte esperienze, anche contraddittorie, senza nutrirsi di nessun cibo solido.

Inserirsi in una comunità può richiedere qualche fatica e non risparmia qualche umiliazione: soprattutto alle famiglie che hanno cambiato casa e si sentono perdute nei quartieri nuovi, a quelle che hanno sofferto qualche incomprensione, a quelle appassionate dell’andare altrove per vedere gente, per praticare sport, per respirare un po’ d’aria buona. Ecco: viene il tempo in cui scegliere le priorità. Il futuro dei figli ha bisogno di scelte che dichiarino che cosa è più importante.

Ritenere irrinunciabile la partecipazione alla Messa domenicale introduce a una mentalità di fede che ritiene che senza il Signore non si può fare niente di buono.

Perciò la frequenza alla Messa domenicale nella parrocchia, la partecipazione alle feste della comunità, l’assunzione di qualche responsabilità, la cura perché i figli frequentino la scuola cattolica, la catechesi, gli impegni e le iniziative dei giovani della parrocchia e della scuola sono un modo per favorire questo senso di appartenenza che dà stabilità e conduce a un progressivo farsi carico della comunità che può maturare anche in una vocazione al suo servizio.

(Card. Carlo Maria Martini)

2ª settimana Dicembre 2002

I genitori sentono la responsabilità di provvedere alla felicità dei loro figli: sono disposti a concedere molto, talora anche troppo, “purché lui sia contento”.

Questo diventa motivo di ansia, di sensi di colpa, di esasperazione quando non riescono a ottenere dai figli che assumano, condividano le vostre indicazioni, quando risultano impraticabili le proposte che sembrano tanto ovvie ai preti, agli insegnanti, agli esperti che scrivono sui giornali.

Sembra più saggio considerare che i genitori non sono colpevoli di tutti gli errori e l’infelicità dei figli, di tutto lo squallore di certe giovinezze sciupate nell’inconcludenza o nella trasgressione. È eccessivo che un papà e una mamma si sentano colpevoli di tutto: è più prudente e rasserenante condividere la responsabilità dentro una comunità. (Card. Carlo Maria Martini)

1ª settimana Dicembre 2002

L’educazione cristiana è il paziente e tenace lavoro che prepara il terreno al dono della gioia di Dio. Infatti la luce delle stelle non si vede se il bagliore sfacciato delle luminarie nasconde la notte, la musica lieta non avvolge di consolazione quando il frastuono del rumore è assordante e non si ha tempo per un volto amico nella eccitazione di una folla in delirio. Per disporre alla gioia è dunque necessaria una purificazione che non va senza fatiche.

Ecco alcune delle purificazioni che mi sembrano particolarmente necessarie oggi.

La purificazione degli affetti significa introdurre alla gioia che è sconosciuta a chi immagina i rapporti tra l’uomo e la donna come una via per ridurre l’altro a strumento per la propria gratificazione e rassicurazione: allora gli affetti degenerano a passione, possessività, sensualità.

Lo spirito di servizio e la disponibilità al sacrificio introducono alla gioia che si rallegra di vedere gli altri contenti, le iniziative funzionare bene, le comunità ordinate e vivaci. È una gioia sconosciuta a chi impigrisce nell’inconcludenza.

La purificazione dalla paura del futuro è urgente per introdurre alla gioia della definitività. Una vita si compie quando si definisce in una dedizione: la scelta definitiva deve essere desiderata come la via della pace, come l’ingresso nell’età adulta e nelle sue responsabilità. Siano benedetti quei genitori che con la fedeltà del loro volersi bene insegnano che la definitività è una grazia e non un pericolo da temere, né una limitazione della libertà da ritardare il più possibile. Pericolosa e fonte di inquietudine è invece la precarietà, la provvisorietà, lo smarrimento che lasciano un giovane parcheggiato nella vita, incerto sulla sua identità e spaventato del suo futuro. (Card. Carlo Maria Martini)

4ª settimana Novembre 2002

L’educazione è collaborare alla gioia dei figli. La gioia che i genitori desiderano per sé e per i loro figli è un misterioso dono di Dio: giunge come la luce amica delle stelle, come una musica lieta, come il sorriso di un volto desiderato. La collaborazione che i genitori possono offrire alla gioia dei figli è l’educazione cristiana. L’educazione non è un meccanismo che condiziona, ma l’accompagnamento di una giovane libertà perché, se vuole, giunga al suo compimento nell’amore. Educare è dunque un servizio umile, che può conoscere il fallimento; è però anche una impresa formidabile di cui un uomo e una donna possono gioire con inesprimibile intensità. (Card. Carlo Maria Martini)

3ª settimana Novembre 2002

La vocazione dei genitori ad educare i figli è benedetta da Dio: perciò cerchino di trasformate le loro apprensioni in preghiera, meditazione, confronto pacato. Educare è come seminare: il frutto non è garantito e non è immediato, ma se non si semina è certo che non ci sarà raccolto. Educare è una grazia che il Signore fa ai genitori: accoglierla con gratitudine e senso di responsabilità. Talora richiederà pazienza e amabile condiscendenza, talora fermezza e determinazione, talora, in una famiglia, capita anche di litigare e di andare a letto senza salutarsi: ma non bisogna perdersi d’animo, non c’è niente di irrimediabile per chi si lascia condurre dallo Spirito di Dio. Occorre fiducia e stima di sé e dei propri figli. Educare è diventare collaboratori di Dio perché ciascuno realizzi la sua vocazione. (Card. Carlo Maria Martini)

2ª settimana Novembre 2002

I genitori abbiano fiducia nell’incidenza della loro opera educativa: troppi genitori sono scoraggiati dall’impressione di una certa impermeabilità dei loro figli, che sono capaci di pretendere molto, ma risultano refrattari a ogni interferenza nelle loro amicizie, nei loro orari, nel loro mondo. (Card. Carlo Maria Martini)

1ª settimana Novembre 2002

I genitori trovino il tempo per parlare tra loro con semplicità, senza trasformare ogni punto di vista in un puntiglio, ogni divergenza in un litigio: un tempo per parlare, scambiare delle idee, riconoscere gli errori e chiedersi scusa, rallegrarsi del bene compiuto, un tempo per parlare passeggiando tranquillamente la domenica pomeriggio, senza fretta. Stare per qualche tempo da soli, ciascuno per conto suo: un momento di distacco può aiutare a stare insieme meglio e più volentieri. (Card. Carlo Maria Martini)

4ª Settimana Ottobre 2002

I genitori abbiano cura di qualche data, a distinguerla con un segno, come una visita a un santuario, una Messa anche in giorno feriale, una lettera per dire quelle parole che inceppano la voce: la data del loro matrimonio, quella del battesimo dei vostri figli, quella di qualche lutto familiare, tanto per fare qualche esempio. (Card. Carlo Maria Martini)

3ª settimana Ottobre 2002

I genitori si abituino a pregare insieme: una preghiera semplice per ringraziare il Signore, per chiedere la sua benedizione per loro, i loro figli, i loro amici, la comunità: qualche Ave Maria per tutte quelle attese e quelle pene che forse non si riescono neppure a dire tra loro. (Card. Carlo Maria Martini)

2ª settimana Ottobre 2002

La famiglia è una vocazione. È una vocazione essere marito e moglie, papà e mamma.

Occorre prendersi cura del volervi bene come marito e moglie: tra le tante cose urgenti, tra le tante sollecitazioni che assediano la coppia, mi sembra che sia necessario custodire qualche tempo, difendere qualche spazio, programmare qualche momento che sia come un rito per celebrare l’amore che vi unisce.

L’inerzia della vita con le sue frenesie e le sue noie, il logorio della convivenza, il fatto che ciascuno sia prima o poi una delusione per l’altro quando emergono e si irrigidiscono difetti e cattiverie, tutto questo finisce per far dimenticare la benedizione del volersi bene, del vivere insieme, del mettere al mondo i figli e introdurli nella vita.

L’amore che persuasi un uomo e una donna al matrimonio non si riduce all’emozione di una stagione un po’ euforica, non è solo un’attrazione che il tempo consuma. L’amore sponsale è una vocazione: nel volersi bene si riconosce la chiamata del Signore.

Il matrimonio non è solo la decisione di un uomo e di una donna: è la grazia che attrae due persone mature, consapevoli, contente, a dare un volto definitivo alla propria libertà. Il volto di due persone che si amano rivela qualcosa del mistero di Dio.

Ne deriva tutta una concezione della vita che incoraggia la fedeltà, consente di sostenere le prove, le delusioni, aiuta ad attraversare le eventuali crisi senza ritenerle irrimediabili. Chi vive il suo matrimonio come una vocazione professa la sua fede: non si tratta solo di rapporti umani che possono essere motivo di felicità o di tormento, si tratta di attraversare i giorni con la certezza della presenza del Signore, con l’umile pazienza di prendere ogni giorno la propria croce, con la fierezza di poter far fronte, per grazia di Dio, alle responsabilità.

Non sempre gli impegni professionali, gli adempimenti di famiglia, le condizioni di salute, il contesto in cui vivete, aiutano a vedere con lucidità la bellezza e la grandezza della vocazione come marito e moglie. È necessario reagire all’inerzia indotta dalla vita quotidiana e volere tenacemente anche momenti di libertà, di serenità, di preghiera. (Card. Carlo Maria Martini)

1ª settimana Ottobre 2002

Il compito educativo dei genitori è nel contempo affascinante e logorante: dire ai loro figli che la  vita non è un caso o un rischio, ma è una vocazione, aiutandoli ad aprirsi ad orizzonti di speranza, suggerendo loro la strada che porta alla gioia e alla felicità, perché questo è il progetto di Dio su ciascuno (Card. Carlo Maria Martini)

5ª settimana Settembre 2002

L`educazione

1 Chi ama il proprio figlio usa spesso la frusta, per gioire di lui alla fine.

2 Chi corregge il proprio figlio ne trarrà vantaggio e se ne potrà vantare con i suoi conoscenti.

3 Chi ammaestra il proprio figlio renderà geloso il nemico, mentre davanti agli amici potrà gioire.

4 Muore il padre? E` come se non morisse, perché lascia un suo simile dopo di sé.

5 Durante la vita egli gioiva nel contemplarlo, in punto di morte non prova dolore.

6 Di fronte ai nemici lascia un vendicatore, per gli amici uno che sa ricompensarli.

7 Chi accarezza un figlio ne fascerà poi le ferite, a ogni grido il suo cuore sarà sconvolto.

8 Un cavallo non domato diventa restio, un figlio lasciato a se stesso diventa sventato.

9 Coccola il figlio ed egli ti incuterà spavento, scherza con lui, ti procurerà dispiaceri.

10 Non ridere con lui per non doverti con lui rattristare, che non debba digrignare i denti alla fine.

11 Non concedergli libertà in gioventù, non prendere alla leggera i suoi difetti.

12 Piegagli il collo in gioventù e battigli le costole finché è fanciullo, perché poi intestardito non ti disobbedisca e tu ne abbia un profondo dolore.

13 Educa tuo figlio e prenditi cura di lui, così non dovrai affrontare la sua insolenza.

(Bibbia - Siracide, 30, 1-13)

4ª settimana Settembre 2002

I vecchi

3 Nella giovinezza non hai raccolto; come potresti procurarti qualcosa nella vecchiaia?

4 Come s`addice il giudicare ai capelli bianchi, e agli anziani intendersi di consigli!

5 Come s`addice la sapienza ai vecchi, il discernimento e il consiglio alle persone eminenti!

6 Corona dei vecchi è un`esperienza molteplice, loro vanto il timore del Signore.

(Bibbia - Siracide, 25, 3-6)

3ª settimana Settembre 2002

Il saggio e lo stolto

11 Chi osserva la legge domina il suo istinto,il risultato del timore del Signore è la sapienza.

12 Non diventerà educato chi manca di capacità,ma c`è anche una capacità che aumenta l`amarezza.

13 La scienza del saggio cresce come una piena;il suo consiglio è come una sorgente di vita.

14 L`interno dello stolto è come un vaso rotto,non potrà contenere alcuna scienza.

15 Se un assennato ascolta un discorso intelligente,l`approverà e lo completerà;se l`ascolta un dissoluto, se ne dispiace e lo getta via dietro la schiena.

16 Il parlare dello stolto è come un fardello nel cammino,ma sulle labbra dell`intelligente si trova la grazia.

17 La parola del prudente è ricercata nell`assemblea;si rifletterà seriamente sui suoi discorsi.

18 Come casa in rovina, così la sapienza per lo stolto;scienza dell`insensato i discorsi incomprensibili.

19 Ceppi ai piedi è la disciplina per l`insensato e come manette nella sua destra.

20 Lo stolto alza la voce mentre ride; ma l`uomo saggio sorride appena in silenzio.

21 Ornamento d`oro è la disciplina per l`assennato;è come un monile al braccio destro.

22 Il piede dello stolto si precipita verso una casa;l`uomo sperimentato si mostrerà rispettoso.

23 Lo stolto spia dalla porta l`interno della casa;l`uomo educato se ne starà fuori.

24 E`cattiva educazione d`un uomo origliare alla porta;l`uomo prudente ne resterebbe confuso.

25 Le labbra degli stolti ripetono sciocchezze,le parole dei prudenti sono pesate sulla bilancia.

26 Sulla bocca degli stolti è il loro cuore,i saggi invece hanno la bocca nel cuore.

27 Quando un empio maledice l`avversario, maledice se stesso.

28 Il maldicente danneggia se stesso e sarà detestato dal suo ambiente.

(Bibbia - Siracide, 21, 11-28)

2ª settimana Settembre 2002

Silenzio e parola

1 C`è un rimprovero che è fuori tempo, c`è chi tace ed è prudente.

2 Quanto è meglio rimproverare che covare l`ira!

3 Chi si confessa colpevole evita l`umiliazione.

4 Un eunuco che vuol deflorare una ragazza, così chi vuol rendere giustizia con la violenza.

5 C`è chi tace ed è ritenuto saggio, e c`è chi è odiato per la sua loquacità.

6 C`è chi tace, perché non sa che cosa rispondere, e c`è chi tace, perché conosce il momento propizio.

7 L`uomo saggio sta zitto fino al momento opportuno, il millantatore e lo stolto lo trascurano.

8 Chi abbonda nel parlare si renderà abominevole; chi vuole assolutamente imporsi sarà odiato.

(Bibbia - Siracide, 20, 1-8)

1ª settimana Settembre 2002

Dominio di sè

30 Non seguire le passioni;poni un freno ai tuoi desideri.

31 Se ti concedi la soddisfazione della passione, essa ti renderà oggetto di scherno ai tuoi nemici.

32 Non godere una vita di piaceri, sua conseguenza è una doppia povertà.

33 Non impoverire scialacquando con denaro preso a prestito, quando non hai nulla nella borsa.

(Bibbia - Siracide, 18, 30-33)

4ª settimana Agosto 2002

L`uomo è un nulla

7 Che è l`uomo? E a che può servire? Qual è il suo bene e qual è il suo male?

8 Quanto al numero dei giorni dell`uomo, cento anni sono già molti.

9 Come una goccia d`acqua nel mare e un grano di sabbia così questi pochi anni in un giorno dell`eternità.

10 Per questo il Signore è paziente con gli uomini e riversa su di essi la sua misericordia.

11 Vede e conosce che la loro sorte è misera, per questo moltiplica il perdono.

12 La misericordia dell`uomo riguarda il prossimo, la misericordia del Signore ogni essere vivente.

13 Egli rimprovera, corregge, ammaestra e guida come un pastore il suo gregge.

14 Ha pietà di quanti accettano la dottrina e di quanti sono zelanti per le sue decisioni.

(Bibbia - Siracide 18, 7-14)

3ª settimana Agosto 2002

La Legge Scout
La guida e lo scout:
1. pongono il loro onore nel meritare fiducia;
2. sono leali;
3. si rendono utili e aiutano gli altri;
4. sono amici di tutti e fratelli di ogni altra guida e scout;
5. sono cortesi;
6. amano e rispettano la natura;
7. sanno obbedire;
8. sorridono e cantano anche nelle difficoltà;
9. sono laboriosi ed economi;
10. sono puri di pensieri, parole e azioni.

2ª settimana Agosto 2002

La Promessa dello Scout
Con l’aiuto di Dio prometto sul mio onore di fare del mio meglio:
- per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese;
- per aiutare gli altri in ogni circostanza;
- per osservare la Legge scout.

1ª settimana Agosto 2002

Seguite le regole della buona educazione, la quale è mezza santità.

(Santa Francesca Saverio Cabrini)

5ª settimana Luglio 2002

Il maestro si sforzi di arrivare ai fanciulli con un aspetto dolce, cortese, aperto…di farsi tutto a tutti per guadagnarli a Gesù Cristo.

(San Giovanni Battista de La Salle)

4ª settimana Luglio 2002

Se vogliamo una società buona, dobbiamo far convergere tutti i nostri sforzi nell’educare cristianamente la gioventù.

(Don Bosco)

3ª settimana Luglio 2002

Non insegnate mai ai fanciulli nulla di cui non siate voi stessi assolutamente sicuri. Meglio che essi ignorino mille verità, che mettere in cuor loro una sola menzogna.

(Ruskin)

2ª settimana Luglio 2002

Ciò che rende più difficile l’educazione è la costanza; ciò che la rende più efficace è l’esempio.

(A. Mosso)

1ª settimana Luglio 2002

Ogni uomo, fino all’ultimo giorno, deve attendere a educare se stesso.

(Massimo D’Azeglio)

4ª settimana Giugno 2002

Educare: l’innegabile impegno che metti nel conoscere e praticare il metodo migliore per far sì che i tuoi allievi acquistino la scienza terrena, mettilo anche nel conoscere e praticare l’ascetica cristiana, che è l’unico metodo perché tu e loro diventiate migliori.

(José Maria Escrivà)

3ª settimana Giugno 2002

Quando in Paradiso arriva un Insegnante che abbia speso bene la sua vita nel ministero sacro dell’insegnamento, allora le porte si spalancano: agli insegnanti è riservata quasi la grazia del sacerdozio.

(Papa Giovanni XXIII)

2ª settimana Giugno 2002

L’educatore è più cooperatore che operatore dell’educazione del fanciullo. Se l’opera è ben condotta, sarà il fanciullo che veramente educherà se stesso.

(Lambruschini)

1ª settimana Giugno 2002

L’esemplarità del maestro in scuola e fuori è condizione fondamentale per il governo della scuola e la disciplina morale dell’alunno.

(Vidari)

5ª settimana Maggio 2002

Vi sono dei ragazzi completamente trascurati dai genitori. Per questa ragione, da mattina a sera, non fanno altro che i loro capricci, senza alcun rispetto per  i genitori: sono disubbidienti, brontolano per la più piccola cosa, si infuriano facilmente. Simili difetti derivano non tanto da un cuore mal disposto, ma dall’essere lasciati in balia di loro stessi.

Tali ragazzi devono essere guidati con tanta dolcezza e bontà e quando manifestano qualcuno di questi difetti, conviene correggerli e renderli sottomessi. È opportuno correggerli mentre sono ancora giovani, perché non continuino in tale condotta.

(Giovanni Battista de La Salle, La norma delle scuole,, 160).

4ª settimana Maggio 2002

Se la gioventù sarà rettamente educata, vi sarà ordine e moralità; al contrario, vi sarà vizio e disordine.

(S. Giovanni Bosco)

3ª settimana Maggio 2002

Il grande torto degli educatori è il volere che ai giovani piaccia quello che piace alla vecchiezza o alla maturità, che la vita giovanile non differisca dalla matura, di voler sopprimere la differenza dei gusti e dei desideri; di volere che gli ammaestramenti, i comandi e la forza della necessità suppliscano all’esperienza.

(Giacomo Leopardi)

2ª settimana Maggio 2002

Il reciproco amore fra chi apprende e chi insegna è il primo e più importante gradino verso la conoscenza.

(Erasmo da Rotterdam, Colloqui)

1ª settimana Maggio 2002
Con i loro figli gli uomini possono sbagliare in tre modi: perché trascurano del tutto la loro educazione, perché si accorgono troppo tardi dell'importanza di questa o perché i maestri ai quali li affidano insegnano cose che non servono (...). Vi sono persone il cui animo gretto impedisce loro di assumere un insegnante qualificato; e sempre avviene che si paga più uno scudiero che l'educatore del proprio figlio. Volesse il cielo che fossero meno numerosi coloro che spendono più per i loro capricci che per l'educazione di un figlio!
(Erasmo da Rotterdam, da "L'educazione precoce e liberale dei fanciulli", 2.8, 1529).